I cani sanno di non sapere

L’ articolo che abbiamo tradotto per voi oggi parla di un argomento che è alla base del nostro modo di interpretare la mente del cane.

L’approccio cognitivo zooantropologico ha in queste parole il suo fondamento scientifico. Buona lettura!

Libera traduzione dell’articolo:

Dogs know when they don’t know
Date: November 20, 2018
Source: Max Planck Institute for the Science of Human History

 

Recenti studi hanno dimostrato come i cani posseggano delle abilità “ metacognitive” e, nello specifico, se sono consapevoli quando non hanno abbastanza informazioni per risolvere un problema e cercano attivamente più informazioni . I ricercatori hanno creato un test in cui i cani dovevano trovare un premio che era posizionato dietro un recinto ( in totale i recinti dove potevano trovarlo erano due )

È stato provato che i cani cerchino informazioni aggiuntive in maniera significativa quando quando la ricompensa era nascosta.

I ricercatori del laboratorio DogStudies del Max Planck Institute for the Science of Human History hanno dimostrato che cani possiedono delle abilità “ metacognitive”. Nello specifico sono consapevoli, quando non hanno abbastanza informazioni per risolvere un problema, e cercano attivamente più informazioni in modo simile ai primati. Per investigare ciò i ricercatori hanno creato un test in cui i cani avrebbero dovuto trovare una ricompensa ( gioco o cibo) dietro due recinzioni. Hanno scoperto che il cane cerca informazioni aggiuntive in maniera significante più spesso quando non vede dov’è il premio è nascosto.

Nel campo della psicologia comparativa  i ricercatori studiano gli animali per conoscere l’evoluzione dei vari tratti e ciò che questo può dirci di noi stessi. Al laboratorio DogStudies la Project leader Juliane Bräuer studia i cani per fare queste comparazioni. In un recente studio pubblicato sul giornale Learning & Behaviour Bräuer e la collega Julia Belger studiano se i cani posseggono abilità metacognitive (a volte descritto come l’abilità di sapere di sapere) ed in particolare se sanno quali informazioni hanno imparato e se hanno bisogno di nuove informazioni.

Per testare ciò i ricercatori hanno inventato un apparato che coinvolge due recinzioni a forma di “V”.

Un premio, cibo o gioco, veniva posizionato dietro uno dei due recinti intanto che l’altro cane veniva trattenuto. In alcuni casi il cane poteva vedere dove veniva posizionato il premio, mentre in altri non poteva. I ricercatori hanno analizzato quanto frequentemente il cane guardava attraverso un’apertura nella rete prima di scegliere un’opzione. La domanda era se come gli umani e gli scimpanzé il cane fosse in grado di fare un controllo attraverso l’apertura quando lui o lei non aveva visto dove la ricompensa era posizionata. Questo indicava che il cane fosse consapevole che lui o lei non sapesse dove la ricompensa fosse (un’abilità metacognitiva) e volesse provare ad avere più informazioni prima di scegliere un recinto.

Alcuni ricercatori sostengono che alcuni animali, come i cani, possono cercare informazioni extra solo quando cercano un comportamento routinario, istintivo e non come risultato di un processo metacognitivo. Per controllo, Bräuer e Belger hanno testato se i cani mostrano il cosiddetto “effetto passaporto”, originariamente descritto dal ricercatore Joseph Call.

Quando gli esseri umani sono alla ricerca di qualcosa di molto importante, ad esempio un passaporto, si impegneranno in una ricerca più attiva e la controlleranno più spesso che se stiano cercando qualcosa di meno importante o generico. Le grandi scimmie mostrano questo stesso comportamento: cercheranno di più per un cibo di alto valore.

Pertanto, Bräuer e Belger hanno variato la possibilità che i cani cercassero alimenti di alto o basso valore, al fine di verificare se anche i cani presentassero la flessibilità di ricerca nell’effetto passaporto. In un’altra variante, hanno testato se  ci fosse differenza per il cane quando dovendo cercare cibo o giochi. I cani verificavano più spesso quando non sapevano Dove era nascosto il premio. I ricercatori hanno scoperto che i cani controllavano  più spesso quando non avevano visto dove era stata posizionata la ricompensa. “Questi risultati mostrano che i cani tendono a cercare attivamente informazioni in più quando non hanno visto dove è nascosto il premio”, spiega Belger. “Il fatto che i cani controllassero di più quando non erano a conoscenza della posizione della ricompensa potrebbe suggerire che i cani mostrano abilità metacognitive, in quanto soddisfano una delle ipotesi di sapere sulla conoscenza”.

Il controllo, tuttavia, non ha sempre reso i cani più efficaci. Nella prima variante, con cibo o un giocattolo come ricompensa, quando i cani controllavano erano corretti più spesso di quando non controllavano. Tuttavia, nella seconda variante, con cibo di alto o di basso valore come ricompensa, anche quando i cani controllavano, non erano corretti più di quanto ci si potrebbe aspettare. I ricercatori teorizzano che questo potrebbe essere dovuto a problemi di autocontrollo – i cani sono così eccitati dal dover trovare la ricompensa, che non possono evitare di avvicinarsi alla recinzione più vicina anche quando hanno visto che la ricompensa non è probabilmente lì.

Inoltre, i cani hanno controllato più spesso per il giocattolo che per il cibo nella prima variante, suggerendo che mostrano flessibilità nella loro ricerca e non si limitano a svolgere un comportamento di routine. Tuttavia non hanno controllato più spesso il cibo di alto valore nella seconda variante, anche se lo hanno cercato più rapidamente. Nel complesso, i ricercatori hanno concluso che i cani, pur mostrando un certo grado di flessibilità nella ricerca, non sono flessibili come i primati.

In una terza variante del test, i cani potevano sempre vedere dove era stata posta una ricompensa, ma erano costretti aspettare da 5 secondi a 2 minuti prima di poterla recuperare. È interessante notare che i cani non hanno controllato più spesso in caso di una attesa più lunga, anche se avevano un po’ meno successo. “È possibile che ciò sia dovuto a un ‘ceiling effect’, in quanto i cani hanno complessivamente selezionato la recinzione corretta nel 93% delle prove in questa situazione e, quindi la pressione per cercare informazioni extra, era bassa”, suggerisce Belger.

I cani hanno abilità metacognitive?

I risultati non hanno permesso ai ricercatori di dire in modo definitivo se i cani posseggono la metacognizione, sebbene abbiano mostrato alcune prove a riguardo. “Per gli umani, la vista è un importante senso di raccolta delle informazioni: in questo caso il nostro esperimento si basava su un’azione di ‘controllo’ basata sulla vista, ma i cani, probabilmente, usavano il loro senso dell’olfatto quando controllavano il vuoto. “E’ molto importante per i cani e potevamo vedere che lo stavano usando “, afferma Bräuer. “In futuro vorremmo sviluppare un esperimento per indagare in quali circostanze i cani decidano di usare il loro senso dell’olfatto contro la vista. Potrebbe darci ulteriori informazioni sulle loro capacità di ricerca delle informazioni”.

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